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Lo strascico della regina...una storia di "casa" nostra

Il castello delle Moiane, in quel di Siena, sorgeva nero e quadrato tutto di pietra sul cucuzzolo del monte che portava il medesimo nome. Oggi non c'è rimasto che un mucchio di sassi coperti di secoli e di edere.

A solatìo, chiuso da valloni e da ponti levatoi, da vigne e da boschi, di lassù si vedevano le strade chiare, fiancheggiate da brune cipresse, salire per l'etrusca montagna di Cetona, scendere a precipizio nel fiume del Lastrone, piegare al turrito paese di Sarteano, avvallare verso le pianure della Chiana e su le crete della Val d'Orcia. E in fondo all'orizzonte, come due pupille incantate, i laghi di Chiusi e il Trasimeno.

Inizia così una delle più belle descrizioni delle terre intorno al castello delle Moiane, a petto dell'abazia di Spineto, che riserva alcune pagine misteriose della storia medievale sarteanese. E' qui infatti che trova ambientazione l'antica leggenda della contessa Dorilla l'ultima e unica figlia dei feudi delle Moiane, una donna misteriosa e furiosa che appariva ai contadini vestita da guerriero in cima al suo focoso cavallo, armata di alabastra e con la visiera tirata sul volto. Il suo castello era tutte le notti una tresca diabolica e spesso mandava riflessi spettrali giù giù per le balze e per i valloni. Il padre abate era indignato del comportamento della contessa e finì per vietare ai monaci di salire alle Moiane, non solo per dirvi la Messa ma anche per qualunque bisogno. 

Nella notte di Natale Dorilla, impaziente di aspettare l'abate per celebrare la Santa Messa, indossò essa stessa gli abiti sacri per celebrare il rito ma quando salì sull'altare, dall'ampio calice, schizzò fuori, d'improvviso, un serpente, dagli occhi di drago, la lingua acuminata, le ali di fiamma. Emise un sibilo lungo, una nube di fumo salì, divampò, avvolse l'altare, invase la chiesa. Poi silenzio e terrore. La contessa venne stretta tra le spire e nella terra si aprì con un vortice dove il serpente, con la contessa tra le spire, s'inabissò nelle viscere della terra...

Di Dorilla non si seppe più nulla, ma intorno alla collina che ospitava il suo castello, ancora oggi si possono vedere chiare le testimonianze di quel terribile avvenimento, una striscia di terra sterile e nera, dalla cima fino alle pendici della collina, dove non germoglia mai il sorriso di un fiore...che i sarteanesi chiamano "lo strascico della regina". Alla fine il fosso senza fine detto "buca del diavolo" dalla quale ogni notte di tempesta si ode un lamento di voce umana che mette nel cuore la tetra paura.

 

 

  

 

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